IT-CPA-SP00001-0000355

Sacchetti, Dario

21 luglio 1931 - 14 maggio 1991

Nato a Cesenatico (Bagnarola) il 21 luglio 1931 e morto a Ravenna il 14 maggio 1991, Sacchetti si laurea in Economia e commercio presso l'Università degli studi di Bologna il 29 giugno 1957, ed è circa da questa data che sviluppa la sua attività di amministratore pubblico, di economista e di studioso.
Il suo percorso istituzionale ha inizio come consigliere comunale di Cesena: eletto il 27 maggio 1956 nelle file della Democrazia cristiana (Dc), Sacchetti sarà (…)

Identificazione

Identificativo scheda IT-CPA-SP00001-0000355
Tipologia persona
Denominazione

Sacchetti, Dario

Date di esistenza 21 luglio 1931 - 14 maggio 1991

Descrizione

Storia
Nato a Cesenatico (Bagnarola) il 21 luglio 1931 e morto a Ravenna il 14 maggio 1991, Sacchetti si laurea in Economia e commercio presso l'Università degli studi di Bologna il 29 giugno 1957, ed è circa da questa data che sviluppa la sua attività di amministratore pubblico, di economista e di studioso.
Il suo percorso istituzionale ha inizio come consigliere comunale di Cesena: eletto il 27 maggio 1956 nelle file della Democrazia cristiana (Dc), Sacchetti sarà eletto nuovamente in Consiglio nelle elezioni del novembre 1964 e infine, un'ultima volta, nel luglio 1970. Fra il 1968 e il 1970 svolge la sua esperienza di amministratore, ricoprendo il ruolo di assessore all'Anagrafe e Stato civile. Istituisce in questo ambito l'Ufficio Studi e Statistica, prima non esistente, come strumento per gli studi demografici e statistici con cui descrivere le condizioni economiche e sociali del territorio, necessari a elaborare le analisi e le previsioni di sviluppo. Sacchetti pone quindi le basi per gli studi sulle condizioni e i problemi dello sviluppo che troveranno poi l'applicazione più appropriata nell'Assessorato allo sviluppo economico, grazie anche all'apertura dei rapporti con gli altri uffici ed enti, con la Camera di commercio, con la Provincia e con la Regione, che avviava nel '70 i suoi primi passi.
Significativa sotto questo profilo la sua partecipazione al Comitato regionale per la programmazione economica che anticipa e poi accompagna l'insediarsi dell'ente Regione e che produce, con il contributo di economisti e docenti di vaglio (Ardigò, Piacentini, Andreatta, Prodi, Lombardini, Medici, Pedrassi e altri) i più importanti apporti allo stesso Piano regionale di sviluppo dell'Emilia-Romagna, su temi quali la pianificazione territoriale, l'agricoltura, l'industria, la protezione del suolo e l'economia montana, l'istruzione e la ricerca scientifica, la sanità e l'assistenza.
Come amministratore Sacchetti porta avanti e firma altre due importanti realizzazioni: la costituzione dei quartieri con elezione diretta da parte dei cittadini (prima esperienza in Italia) e la costituzione del Comitato comprensoriale cesenate, associazione volontaria fra i 15 comuni del comprensorio cesenate e comprendente anche il comune di Cervia, di cui sarà l'anima e per molti anni il vice-presidente. Sacchetti aveva capito che la dimensione comunale non sempre era la più adeguata e, con la proposta del Comprensorio, aveva individuato l'ambito territoriale ottimale di programmazione per alcuni servizi: i trasporti, l'ambiente, i servizi pubblici, la casa, indispensabili per lo sviluppo socio-economico del territorio. Dalla spinta di Sacchetti nascono quindi due interventi di fondamentale importanza:
- l'organizzazione territoriale, l'armatura urbana dei servizi e la gerarchia delle infrastrutture;
- la redazione del Piano intercomunale (Pic), soprattutto per quanto riguarda la sanità, i servizi sociali, quelli scolastici, il turismo e l'agricoltura.
Questa esperienza spontanea varrà fino al gennaio 1975 quando, con la legge regionale 31 gennaio 1975, n. 12, la Regione ufficializzerà la nascita dei comprensori, dando un segnale al dibattito nazionale sulla riforma degli enti locali.
Sul piano professionale Sacchetti, dopo la laurea, entra nel 1958 nella Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura (Cciaa) di Forlì come responsabile dell'Ufficio studi, funzionario del Settore turismo e trasporti; diventerà in seguito vicesegretario generale fino all'ottobre 1981, data in cui si trasferisce come segretario generale alla Cciaa di Ravenna.
La sua attività presso la Cciaa di Forlì è intensa e multiforme, occupandosi di tutti i principali problemi che riguardano l'economia e lo sviluppo della Provincia. Sterminato è la quantità degli studi che si estrinsecano in decine e decine di articoli, saggi, relazioni, pubblicazioni. Prende parte all'organizzazione, molte volte con la relazione introduttiva, di numerosi convegni di settore sui problemi più disparati, da quello sul credito, sull'esportazione, sui trasporti, agli annuali convegni sulla pesca che si svolgono a Cesenatico. Sacchetti si impegnava anche nella realizzazione di ciò che individuava attraverso le analisi. È sua l'ideazione e la creazione del Consorzio per lo sviluppo industriale di Forlì-Cesena di cui per molti anni sarà il segretario generale e, in questo ambito, dell'individuazione di poli di sviluppo del forlivese e del cesenate.
Partecipa e segue attivamente altre iniziative di altri enti come il Consorzio per le ricerche marine di Cesenatico, quello per le Terme di Sant'Agnese di Bagno, ecc., che consolidano la visione d'insieme dello sviluppo del territorio. La sua idea di una programmazione con un orizzonte romagnolo e la sua visione ampia di integrazione dell'area sud-regionale della Romagna, lo porta naturalmente nell'ottobre 1981 a ricoprire la carica di segretario generale della Cciaa di Ravenna, attraverso la quale potè svolgere un ruolo decisivo nelle strategie più avanzate del sistema commerciale e nella realtà economica del ravennate che dopo la grande espansione degli anni '60 e '70 (Anic, Sarom, attività del Porto, ecc.) viveva una fase di rallentamento.
In due articoli-saggio, Aspetti e problemi dell'economia romagnola (1982) e Tendenze innovative nel sistema delle camere di commercio: aspetti e problemi (1985) pubblicati nel «Bollettino economico» della Cciaa di Ravenna, illustra i problemi che si pongono nel nuovo scenario economico, non solo della provincia di Ravenna ma dell'Italia intera: l'aumento delle materie prime conseguente agli shock energetici degli anni '70 e i primi anni '80, la modificazione dei presupposti di uno sviluppo soprattutto quantitativo (come fino ad allora era stato) e «l'esigenza di una evoluzione qualitativa del sistema». È in questo periodo che, elaborando studi econometrici su base regionale, Sacchetti evidenzia il grande divario esistente, in termini di investimenti e di sviluppo, fra le province del nord e del sud dell'Emilia-Romagna, e offre gli strumenti al Gruppo consigliare regionale della Dc (Corrieri, Gentili, Melandri, ecc.) per impostare la rivendicazione di un riequilibrio regionale che recuperasse il forte gap esistente a sfavore della Romagna. E ancora, l'affacciarsi della condizione ambientale e «l'esigenza sempre più sentita di inserire nel calcolo di convenienza economica il costo di ricostruzione delle condizioni ambientali di vita, nonché delle risorse non riproducibili (recupero e offerta di risorse alternative)». L'analisi di Sacchetti non si ferma e prende in esame i processi di terziarizzazione interna ed esterna all'impresa, il sempre maggiore peso della componente immateriale della produzione, sia come risorse produttive (investimenti in capitale umano, in servizi produttivi, in brevetti e know how, in software, ecc.), sia come servizi e beni a forte contenuto personale e immateriale. Un commentatore, Edoardo Godoli, Le politiche dell'Ente Comunale, Ravenna, Longo, 2003, dirà: «Sacchetti ha le idee molto chiare. Occorre fertilizzare l'ambiente, e la pubblica amministrazione può esercitare un ruolo importante attraverso la realizzazione di infrastrutture e strutture di qualificazione dell'ambiente che favoriscano lo sviluppo di una cultura per l'innovazione e siano di supporto imprenditoriale, sia a un ordinato svolgimento dei rapporti sociali alternandone i traumi, verso una economia prevalentemente terziaria e cioè verso la cosiddetta economia post-industriale» (Sacchetti, Aspetti dell'assetto territoriale in funzione dello sviluppo equilibrato, 1984).
Partendo da queste riflessioni Sacchetti lavorerà fino alla sua morte, sopraggiunta improvvisamente il 14 maggio 1991 alla fine di una giornata di lavoro, non solo sui temi specifici di Ravenna e dell'area romagnola che si erano distinti per l'intensità dello sviluppo e per i processi di decentramento produttivo o per l'insediamento di grandi complessi (questo vale soprattutto per Ravenna), ma anche per modificare il ruolo "tradizionale" delle Cciaa e farne motore delle rilevanti potenzialità umane e naturali del territorio. Per questo entrerà a far parte degli organismi regionali e nazionali dell'Unioncamere. È suo uno studio in cui si affronta il tema della struttura del sistema comunale e dell'economia, in relazione ai bilanci di comuni, Stato e regioni e degli obbiettivi di politica economica, ed infine è sua la relazione sul tema della riforma del sistema delle camere di commercio che egli aveva redatto come incaricato, unico in Italia, scelto fra tutti i segretari generali della oltre cento camere di commercio italiane. Questo studio, particolarmente approfondito, servì poi per la riforma approvata dal Parlamento, che cambiò sostanzialmente la struttura, l'organizzazione e il governo delle camere di commercio in Italia nota Testo elaborato dall'Associazione Benigno Zaccagnini..
Luoghi

Cesenatico (luogo di nascita, 21 luglio 1931)

Ravenna (luogo di morte, 14 maggio 1991)

Funzioni e attività studioso, economista ed amministratore pubblico

Documentazione archivistica