Il Nettuno ingabbiato

Chi percorre il centro di Bologna in questi giorni non può non notare la grande gabbia che cela quasi completamente alla vista la fontana del Nettuno nella omonima piazza.

Si tratta dell'impalcatura che servirà per il restauro del Gigante di bronzo, uno dei simboli più amati e conosciuti della città.

Voluta dal pontefice Pio IV Medici e materialmente eretta nel 1564 da suo nipote, il cardinal legato Carlo Borromeo, la fontana è sormontata dalla maestosa statua in bronzo del dio Nettuno, realizzata dallo scultore fiammingo Jean de Boulogne, detto Giambologna, e ornata dagli stemmi del papa, del legato, del governatore Pietro Donato Cesi e della città di Bologna.

Il portale archIVI, per accompagnare il recupero del monumento, ha selezionato alcune immagini che ritraggono la fontana del Nettuno nel corso del Novecento e ve le propone in una breve galleria virtuale.

In questo video a colori, proveniente dall'archivio audiovisivo di Paolo Vanzolini, il Gigante è al centro delle riprese in una animata Bologna del maggio 1974.

Vladimiro Ramponi (1924-1966)

In occasione del cinquantesimo anniversario della scomparsa di Vladimiro Ramponi (1924-1966) il portale archIVI - per ripercorrerne la vicenda personale e la carriera politica e istituzionale - propone una rassegna del materiale fotografico proveniente dall'archivio dello storico sindaco di Pieve di Cento, oggi conservato presso la Fondazione Gramsci Emilia-Romagna.

Figlio di un canapino, Vladimiro Ramponi partecipa alla Resistenza col nome di battaglia "Cristoforo" e diviene il capo del Comitato di liberazione nazionale e del Partito comunista a Pieve di Cento. Eletto primo cittadino del suo comune natale il 7 aprile 1946, rimane in carica per venti anni esatti fino al giorno della sua improvvisa e immatura scomparsa, avvenuta il 7 aprile 1966.

Le fotografie ritraggono Vladimiro Ramponi in compagnia di diversi personaggi pubblici, durante alcune cerimonie, in viaggio coi compagni di partito e insieme alla moglie Lea Zobboli (1929-1977).

Virtus Tennis 1925

La SEF Virtus nasce come società di ginnastica il 17 gennaio 1871 con il nome di Società sezionale di ginnastica in Bologna per iniziativa del medico Emilio Baumann.

Negli anni successivi le sezioni sportive della Società di educazione fisica Virtus (nome adottato nel 1922) si moltiplicarono, andando a coprire quasi tutte le discipline più popolari. La vita agonistica della sezione tennis par prendere avvio nel 1925. Nel Mito della V Nera 1871-1925, la monumentale storia virtussina a cura di Achille Baratti e Renato Lemmi Gigli, pubblicata nel 1972, si legge: "Il 1925 vede nell'inverno lo stadio dotato di due courts per il gioco del tennis (uno ricavato dal campo di Palla al Cesto). Le istallazioni perfette del campo Ravone vengono a completarsi con la nuova sezione tennis". E più oltre: "Nell'ottobre, sempre dalla Virtus, è organizzato il primo torneo nazionale che richiama un ottimo numero di racchette segnando in tal modo un progresso sensibilissimo della propaganda tennistica. L'incremento è lusinghiero giacché al termine della stagione gli aderenti sono saliti ad un centinaio".

Leone Pancaldi (1915-1995)

Durante la seconda guerra mondiale il futuro architetto e pittore Leone Pancaldi (Bologna 1915 - 1995) fu inquadrato col grado di sottotenente nel 121° Reggimento di fanteria "Macerata" destinato all'invasione della Jugoslavia.

Prestò così servizio prima in Slovenia, poi in Croazia, ma dopo l'8 settembre 1943 venne catturato e internato in Germania con la matricola 114402 IIIA.

Al periodo dell'internamento risalgono circa 90 disegni dei quali il portale archIVI propone una selezione in occasione dei 100 anni dalla nascita e dei 20 anni dalla scomparsa dell'Autore.

Le opere sono conservate nel suo archivio personale, depositato dagli eredi presso la Fondazione Gramsci Emilia-Romagna e il cui inventario sarà a breve disponibile.

L'intervento di inventariazione è stato realizzato grazie al sostegno della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna.

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Mostre virtuali

“La possibilità di realizzare “Mostre virtuali online” potenzia le opportunità che la dimensione digitale e il web offrono alla valorizzazione dei beni culturali rispetto a quelle offerte dal mondo analogico” (Marina Giannetto, direttore dell'Istituto centrale per gli archivi (ICAR).

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