Gerarchia:
Raccolta fotografica di Francesco Lorenzo Pullé e del Museo Indiano di Bologna » Fotografie dei reperti conservati presso il Lahore Central Museum » Figura femminile acefala con bambinoDenominazione:
Figura femminile acefala con bambinoNote al titolo:
del catalogatoreData:
[1902 - 1903]Note alla data:
riferimenti biograficiTipologia:
documento fotografico o iconograficoTipologia documento:
positivoTipologia di media:
documento fotograficoConsistenza:
1 positivoSegnatura:
scatola 12, n. FLP.535Altre segnature:
- 00001.00003.00227
Descrizione del soggetto:
Statua acefala stante di donna con bambino, posta su una base lignea trapezoidale su cui si distingue il numero "52". La figura femminile è priva del braccio destro e indossa una lunga tunica che potrebbe ricondurre la rappresentazione al cosiddetto tipo classico, mentre i piedi sono frammentari.Dimensioni:
18x24 cm cm, verticaleStato di conservazione:
buonoNote allo stato di conservazione:
Lievi abrasioni (stampa); lieve sfaldamento, sgualciture, abrasioni, macchie e foxing (supporto secondario).Note storico critiche:
Autore delle fotografie:fotografo non identificato, fotografo principale
La statua fu registrata nel museo di Lahore con il numero "52", come appare confermato anche da Errington (1987: 455). Nel presentarla al pubblico della conferenza tenuta a Roma durante il Congresso Internazionale di Scienze Storiche di Roma, Pullé rivela uno degli autori da cui attinse per costruire l'apparato di conoscenze riferite all'arte buddhista indiana: «La fig. 2 fu tratta pure dal Burgess a conferma della maniera occidentale, e nella foggia e nelle pieghe della veste. È anche questo l'adattamento di una spoglia classica all'anima di un personaggio della leggenda buddhistica, di Hariti; uno dei soggetti più frequentemente trattati, e che al tempo del pellegrino cinese I-tsing stavasi scolpito in tutti i refettori dei monasteri. Ragione per cui si trova riprodotto con tutti i tipi di periodi e di influenze diverse: classica, indiana, iranica. Tal è la figura che più d'ogni altra risponde allo stile delle monete di Kaniska e di Haviska» (1905: 70-1 e fig. 2). Il fondatore del Museo Indiano faceva qui riferimento a James Burgess, che incontrò in India durante il suo viaggio (1902-1903) e che tempo prima era stato a capo dell'Archaeological Survey of India, dal 1886 al 1889, nonché autore di numerose pubblicazioni; fu uno dei numerosi studiosi che contribuirono, tramite la loro opera, a fornire l'impostazione usata da Pullé nel concepire l'arte del Gandhāra. Pullé nomina anche il monaco buddhista e viaggiatore cinese Yijing, vissuto nel settimo secolo, che chiama I-Tsing secondo l'uso in voga nel diciannovesimo secolo e di cui aveva senz'altro letto A Record of the Buddhist Religion As Practiced in India and the Malay Archipelago, pubblicato a Oxford nel 1896 nella redazione inglese di J. Takakusu e da cui deriva la nota riferita alla figura di Hariti nel suo intervento congressuale, che risulta una traduzione della pagina 37 del libro del monaco buddhista cinese.
La statua fu registrata nel museo di Lahore con il numero 52, come appare confermato anche da Errington (p. 455). Nel presentarla al pubblico della conferenza tenuta a Roma durante il Congresso Internazionale di Scienze Storiche di Roma, Pullè rivela uno degli autori da cui attinse per costruire l'apparato di conoscenze riferite all'arte buddhista indiana: «La fig. 2 fu tratta pure dal Burgess a conferma della maniera occidentale, e nella foggia e nelle pieghe della veste. È anche questo l'adattamento di una spoglia classica all'anima di un personaggio della leggenda buddhistica, di Hariti; uno dei soggetti più frequentemente trattati, e che al tempo del pellegrino cinese I-tsing stavasi scolpito in tutti i refettori dei monasteri. Ragione per cui si trova riprodotto con tutti i tipi di periodi e di influenze diverse: classica, indiana, iranica. Tal è la figura che più d'ogni altra risponde allo stile delle monete di Kaniska e di Haviska» (fig. 2, pp. 70-71). Il fondatore del Museo Indiano faceva qui riferimento a James Burgess, che incontrò in India durante il suo viaggio (1902-1903) e che tempo prima era stato a capo dell'Archaeological Survey of India, dal 1886 al 1889, nonché autore di numerose pubblicazioni; fu uno dei numerosi studiosi che contribuirono, tramite la loro opera, a fornire l'impostazione usata da Pullè nel concepire l'arte del Gandhāra. Pullè nomina anche il monaco buddhista e viaggiatore cinese Yijing, vissuto nel settimo secolo, che chiama I-Tsing secondo l'uso in voga nel diciannovesimo secolo e di cui aveva senz'altro letto A Record of the Buddhist Religion As Practiced in India and the Malay Archipelago, pubblicato a Oxford nel 1896 nella redazione inglese di J. Takakusu e da cui deriva la nota riferita alla figura di Hariti nel suo intervento congressuale, che risulta una traduzione della pagina 37 del libro del monaco buddhista cinese.
Numero di catalogo assegnato nel corso dell'intervento di catalogazione della fine degli anni Ottanta del Novecento: 75.
Descrizione estrinseca:
singola fotoLa stampa è montata su un cartoncino di supporto formato 24x30 cm.
Sul recto della stampa sono presenti i numeri mss. a caratteri fotografici "52" e "1/482" parzialmente cancellati ad inchiostro, mentre sul verso del cartoncino di supporto sono presenti le iscrizioni mss. "N. 144 B" e "75 - Collezione Pullé".
La stampa era conservata all'interno della busta con etichetta recante l'iscrizione dattiloscritta "Cartone II: Ghandara - Chadigara".
Materia e tecnica: gelatina bromuro d'argento/carta
La documentazione è conservata da:
Persone:
- fotografo non identificato ; fotografo principale
Redazione e revisione:
- Redatta in xDams , 03-04-2017 - 22/01/2018
Bibliografia:
- E. Errington, The Western Discovery of the Art of Gandhāra and the finds of Jamālgarhī, , 1987. Tesi di dottorato, School of Oriental and African Studies
- F. L. Pullè, Atti del Congresso Internazionale di Scienze Storiche, Roma, 1905. , pp. 57-116.
